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I pagamenti digitali disegnano anche le rotte del turismo internazionale

Una splendida vista su paesaggi da sogno, musei unici, patrimonio culturale diffuso ed eccellenze enogastronomiche da sole non bastano più. Così come aria condizionata, ampio parcheggio e servizi all inclusive. Adesso il turista internazionale sceglie la destinazione per le proprie vacanze in hotel dotati di pos contactless, copertura Wi-Fi e bollitore d’acqua sempre a disposizione in camera, per non rinunciare agli standard cui è abituato a casa propria.

A guidare questa rivoluzione nel settore turistico sono (naturalmente) i cinesi, e bastano poche cifre per capire il perché. Attualmente sono circa 130 milioni i turisti cinesi nel mondo, cifra che si stima crescerà nei prossimi 5 anni fino a toccare i 700 milioni, di cui 20,8 milioni in Europa, meta oggi scelta da circa 12 milioni. L’Italia accoglie annualmente circa un milione e mezzo di visitatori dal Far East con una spesa media pro capite di 1.500 euro in crescita del 5%. Dal 2012 la Cina è la nazione top-spender nel turismo internazionale, con spese che doppiano quelle degli americani e sono il triplo dei tedeschi.

Ma la Cina è “solo” l’immagine più evidente di un fenomeno a livello mondiale che tocca tutti i paesi in cui più profonda è la penetrazione di sistemi di pagamento digitali e in mobilità che ormai fanno parte del loro quotidiano, e a cui il turista medio difficilmente è disposto a rinunciare, così come alla ormai imprescindibile copertura Wi-Fi.

La presenza di strumenti e infrastrutture tecnologicamente avanzate è il nuovo paradigma a cui guarda il turista e che contribuisce a ridefinire le scelte del viaggiatore, che porta con sé anche delle ricadute positive. Infatti, se da un lato destinazioni prestigiose nei classici itinerari rischiano di essere rapidamente depennate se non si dotano di infrastrutture digitali adeguate, dall’altro destinazioni poco note o remote vengono “riabilitate” grazie a Wi-Fi e pos digitale.

Questo rinnovamento tecnologico non va considerato solo un “piegarsi” alle esigenze di turisti capricciosi ed esigenti, ma va motivato da considerazioni economiche molto chiare: il turista che usa strumenti di pagamento digitali ha disponibilità economica immediata e un potere d’acquisto nettamente superiore di chi usa il contante ed è alla costante ricerca di uno sportello ATM. E lo stesso atteggiamento si riscontra anche nel settore dei viaggi di lavoro dove l’uso della carta doppia quello del contante e il 44% dei manager usa abitualmente lo smartphone per saldare gli acquisti, il 91% nel caso dei manager cinesi.

Nel nostro mercato del turismo i pagamenti digitali valgono 11,2 mld in crescita del 9% con 1,5 mld di transazioni. Inoltre i turisti digitali spendono più della media e prenotano con più anticipo. Con queste premesse si dovrebbe arrivare alla facile conclusione che gli operatori italiani dovrebbero sfruttare il più possibile questa ondata di turisti digitali, proveniente da oriente. L’Italia paga il tradizionale ritardo alla partenza ma sta cercando di recuperare posizioni, prima che sia troppo tardi.

Tornando al turista cinese tipo bisogna, infatti, considerare che di solito fa un tour di 7-10 giorni in cui visita 2-3 città europee. Ma 2 turisti su 3 non scelgono l’Italia come prima meta, atterrando soprattutto a Parigi, Londra o Barcellona, e la mancanza di Wi-Fi, strumenti di pagamenti innovativi, servizi personali (l’immancabile bollitore per il tè) soprattutto fuori dalle destinazioni top rischia di compromettere l’attuale 3° posto in Europa sia come meta che come investimenti che attualmente abbiamo. Per aiutare le strutture ricettive e migliorare l’accoglienza è nata l’associazione “Welcome Chinese” che certifica qualità di hotel, aeroporti, città, siti turistici, con un bollino che fa accrescere la reputazione sui social molto influenti nelle scelte dei turisti cinesi sempre più affamati di viaggi “personalizzati” con benefit e servizi su misura.