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Le spese per il turismo in Italia tra canale digitale e fisico

Toccateci tutto ma non le vacanze! Brevi o lunghe, le “ferie” per gli italiani sono un momento irrinunciabile, come testimonia il report dell’Osservatorio Acquisti con carta – di credito o prepagata – relativo al periodo giugno-agosto 2017, e i primi dati della stagione turistica 2018 confermano il trend.

Nei tre mesi estivi gli italiani hanno speso 29,6 miliardi di euro, di cui 10,7 miliardi, pari al 36,3%, nel comparto turistico, con una crescita rispetto al 2016 del 6%. Poco meno di un terzo di questa cifra è stata spesa online, in crescita quasi del 12%, e ciò significa che a discapito delle voci allarmiste i canali fisici mantengono ancora un importante 71,6% di mercato, oltretutto in crescita di quasi quattro punti percentuali. Unico dato in controtendenza è il calo delle spese per le linee aeree del 3,8%, a invertire un trend storico.

Le difficoltà del settore e le minacce terroristiche hanno probabilmente influito su questo dato, così come il cambiamento delle abitudini dei turisti italiani che scelgono destinazioni a corto raggio, e permanenze magari più brevi ma più frequenti. Quindi diventano più competitivi altri mezzi di trasporto – nave, treno, bus a lunga percorrenza, auto privata o condivisa – che rendono il settore del trasporto persone il più dinamico, in crescita di oltre il 12%.

Vacanze più brevi e più vicine, ma non necessariamente più economiche, come conferma l’aumento della spesa per attività ricreative (+11,3%), ristoranti (+8,3%), noleggi (+8%) e alberghi (+7,6%). Perfino le agenzie di viaggio si confermano in salute con una crescita del 5,5% grazie soprattutto all’e-commerce (+12,7%) che compensa il calo del canale fisico. Un ultimo dato da sottolineare è il boom dell’acquisto digitale dei pernotti, in aumento del 96,9%, dovuto alla presenza sul mercato di sempre più sviluppati strumenti di comparazione prezzi che migliora l’offerta a disposizione dei clienti, a loro volta sempre più propensi alla vacanza fai-da-te disegnata su misura, senza rinunciare a nulla ma cercando di limare le spese dove possibile.

Un ultimo sguardo ai nostri comportamenti di spesa all’estero conferma la predilezione per Spagna, Francia, Austria e Grecia, mete coerenti con il trend per vacanze più brevi e raggiungibili con mezzi alternativi all’aereo, mentre cambi di valuta sfavorevoli e la geopolitica internazionale hanno frenato i nostri connazionali diretti in Gran Bretagna e Stati Uniti, pur restando sempre tra le mete preferite.

E l’Italia funziona ancora come meta turistica? La risposta è assolutamente positiva, con una crescita della spesa dei viaggiatori stranieri del 16,8%, tedeschi, inglesi e americani in testa ma quasi tutti i paesi di provenienza hanno segnato una crescita percentuale a doppia cifra. Unica eccezione, la Cina: la quota di spesa segna solo +1%, la stessa percentuale del “peso” del turismo cinese sul totale dei viaggiatori stranieri. Segno inequivocabile per gli operatori turistici chiamati a conquistare un mercato ancora sostanzialmente inesplorato che può cambiare tutte le statistiche fin qui analizzate. Restiamo in attesa del prossimo rapporto sul turismo italiano 2018 per capire se siamo riusciti a fare passi in avanti per conquistare il viaggiatore del far east.