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Il fashion che piace in tutto il mondo

Nonostante gli alti e bassi della congiuntura internazionale, il sistema moda Italia si conferma un comparto chiave per l’economia del Paese, trainato soprattutto dall’export. Un ruolo legato soprattutto allo style e al design inconfondibile che porta il made in Italy ad avere un ruolo di guida per la moda nel mondo.

Secondo Confindustria Moda, la federazione che riunisce le imprese e le associazioni del settore tessile, moda e degli accessori, le vendite sui mercati internazionali hanno raggiunto il 66,3% del fatturato complessivo del settore (63,4 miliardi di euro) alla fine del 2018. A livello merceologico il podio dell’export è occupato dall’abbigliamento/tessile (49,6%), seguito da calzature (15%) e pelletteria (12,9%). Le vendite internazionali hanno dimostrato un dinamismo ancora maggiore nel primo trimestre di questo anno, con una crescita del 5,6% (rispetto al primo trimestre 2018), per un valore di 16,6 miliardi di euro.

Il 70% dell’export fa riferimento a prodotti del segmento luxury dove l’Italia vanta quote di mercato significative soprattutto nel mercato delle calzature e della pelletteria, nonostante la forte pressione concorrenziale dei player asiatici.

Ma quali sono le destinazioni preferite dalla moda italiana? Secondo l’analisi di Confindustria Moda “Il settore Tessile, Moda e Accessori” che analizza i dati relativi ai primi tre mesi dell’anno la principale macro area di sbocco del made in Italy è rappresentata dall’Europa dove le vendite assorbono il 46,1% dell’export, mentre le vendite dirette nelle aree extra-Ue si attestano al 53,9% del totale.

A livello di singoli Paesi spicca sul podio la Svizzera che assorbe il 13% delle vendite internazionali. Nella confederazione elvetica è apprezzata soprattutto la pelletteria, ma vantano un peso di rilievo anche le vendite di calzature e l’occhialeria. Va però precisato che il Paese è diventato per molte categorie di prodotti la principale piattaforma logistica per la successiva riesportazione in altri mercati.

Al secondo posto segue la Francia che assorbe il 10,5% dell’export, con Parigi che rappresenta un partner privilegiato nei campi della pelletteria, calzature e abbigliamento. Gli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco, coprono l’8,4% del totale, particolarmente amati Oltreoceano sono i prodotti di pelletteria. Seguono al quarto e quinto posto rispettivamente Germania (8,1% del totale) e Regno Unito (5,8%), nella locomotiva d’Europa sono richiesti soprattutto calzature e abbigliamento mentre Oltremanica le preferenze sono preferiti tessuti e tappeti.

Anche l’area del Far East ha confermato l’interesse per il fashion tricolore nei primi tre mesi dell’anno grazie all’abbigliamento e prodotti in pelle. Al di là di Hong Kong (5,4% del totale), la Cina sale al 3,6%. Bene anche il Giappone (2,9%) e la Corea (2,9%) mentre l’export verso la Russia perde appeal portandosi al 2,3% del totale. Rispetto al 2018, cambiano passo gli Emirati Arabi, interessati da una dinamica espansiva (+20,9%) con un 2% dell’export totale.

Design e style però non bastano. La prossima sfida per il made in Italy è rappresentata dalla trasformazione digitale, in particolare per quanto riguarda la relazione con il cliente. Secondo lo studio “Il sistema moda italiano tra tradizione e innovazione” di Intesa Sanpaolo, l’e-commerce sarà sempre più importante per conquistare i mercati internazionali del fashion e del luxury. In Europa, la percentuale di persone che acquista on-line abbigliamento e articoli sportivi si è quasi triplicata nel giro di 10 anni (dal 13% del 2008 al 37% del 2017). Secondo gli esperti di Intesa Sanpaolo le aziende italiane, tuttavia, si dimostrano in ritardo nell’utilizzo di questo canale di vendita. Nonostante l’aumento delle vendite da siti italiani (che hanno raggiunto i 3 miliardi di euro nel 2016), lo strumento dell’e-commerce è ancora poco diffuso nel mondo del fashion, soprattutto tra le aziende più piccole.

Per le imprese del fashion italiano – prosegue lo studio – intercettare tale domanda aggiuntiva rappresenta un’importante sfida da cogliere. Le opportunità di crescita si concentrano, soprattutto, nei mercati più distanti dall’Italia, quali Cina, Hong Kong, Giappone, Canada, Stati Uniti ed Emirati Arabi, dove il luxury italiano ha già conquistato traguardi importanti e continua a ricevere grande attenzione.

Se questa sfida verrà colta il fatturato del fashion tricolore potrebbe crescere ad un tasso medio annuo dell’1,5% nel periodo 2019-22, con un conseguente aumento della quota di export.