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Per le spese di famiglia decide la donna

Le donne sono sempre più determinanti nell’incidere sulle spese della famiglia. Nel corso degli ultimi anni le donne, che rappresentano il 51,3% della popolazione italiana, hanno visto ampliarsi progressivamente lo spettro dei loro compiti, con l’assunzione di responsabilità e impegni svolte in passato dal pubblico maschile. Si va dalla cura pratica delle spese domestiche, alla programmazione del risparmio fino alla scelta degli investimenti. Un’indagine commissionata a BVA-Doxa dalla piattaforma di investimenti eToro, svela che il 66% delle donne si occupa anche di amministrare il capitale familiare. Una tendenza confermata da Federica Rossi Gasparrini, presidente nazionale di DonnEuropee Federcasalinghe, secondo la quale oltre l80% delle decisioni sulle scelte e le spese della casa e della famiglia è ormai gestito dalla donna. Per l’arredamento, la percentuale è ancora più elevata, intorno al 90%. “Negli ultimi anni – commenta Rossi Gasparrini – la donna è diventata anche il broker informativo della famiglia: raccoglie documentazione, prezzi e indicazioni con grande cura e professionalità. Ricorrendo molto spesso, tra l’altro, allo smartphone per avere risposte rapide ed esaurienti e per confrontarsi con parenti e amiche”. Negli ultimi anni infatti la donna ha superato l’uomo nell’uso dello smartphone e del tablet spesso impiegato come terminale domestico.

L’utilizzo della tecnologia per informarsi si riflette anche sulle modalità di acquisto. Secondo l’Osservatorio sulle Famiglie condotto dall’Eurispes oltre la metà delle donne (56,3%) fa acquisti online anche se con diversa intensità: qualche volta (29,3%), spesso (19%) e sempre (8%). Buona parte delle italiane continua comunque a preferire lo shopping nei negozi fisici, con il 20,6% che risponde di comprare raramente qualcosa sul web e il 23,1% che non lo fa mai. L’e-commerce è più diffuso in particolare tra le donne di giovane età più della metà delle over65 afferma di non comprare mai sul web (53%) ma già nella fascia tra i 45 e i 64 anni la percentuale diminuisce al 21,9% del campione, tra i 35 e i 44 anni scende all’11%, fino a fermarsi al 6-6,7% tra i 18 e i 35 anni. Tra quante fanno shopping sul web, è diffusa l’abitudine di comprare online un prodotto visto o provato in negozio, approfittando della competitività dei prezzi offerti dalle piattaforme online (52,3%), insieme all’acquisto di prodotti visti solamente sul web (47,9%). Molto meno diffusa la ricerca in negozio di un prodotto visto online (37,8%) o l’acquisto su internet di un prodotto visto in pubblicità (38,7%).

Ma chi sono le donne che contribuiscono di più a questa tendenza che le vede assumere in famiglia compiti in precedenza svolti dagli uomini? I segnali che emergono da una ricerca condotta da Episteme per il Museo del Risparmio di Torino indicano che queste donne provengono in maggiore misura dal target delle 25-44enni che costituiscono un segmento molto evoluto per emancipazione economico-lavorativa e allineamento alle conoscenze e ai comportamenti degli uomini. Inoltre, rispetto al resto del campione femminile analizzato, le laureate hanno una maggiore confidenza con i temi economici, nella capacità di intervenire nelle scelte familiari circa la gestione economica, nella propensione al risparmio e all’investimento e una maggiore attitudine al consumo di qualità.

Più in generale, evidenzia la ricerca di Episteme, le donne hanno maggiore voce in capitolo per quanto riguarda le spese della famiglia legate alla quotidianità e la gestione degli aspetti finanziari. Incidono invece in misura minore sulle voci di spesa da tagliare e sugli acquisti più importanti e straordinari.

Per capire l’impatto economico delle scelte effettuate dalle donne, una mano ci viene dall’Istat secondo il quale nel 2019 la spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane è stata pari a 2.560 euro. Più in generale la metà delle famiglie spende più di 2.159 euro al mese. Secondo l’istituto centrale di statistica la spesa mensile è strettamente associata anche alla condizione professionale della persona di riferimento della famiglia che spesso, come abbiamo visto, è una donna. A spendere di più sono le famiglie in cui la persona di riferimento è imprenditore o libero professionista (3.918 euro mensili), seguono quelle che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente nella posizione di dirigente, quadro o impiegato (3.273 euro).

Insomma tra le mura domestiche la gestione dell’economia è sempre più rosa con buona pace degli uomini

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