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Riconoscimento facciale: la nuova frontiera del marketing

Il riconoscimento facciale è sempre più diffuso. La tecnica, che consente di identificare una persona a partire da una o più immagini che la ritraggono, viene già utilizzata non solo per sbloccare il proprio smartphone ma anche per una moltitudine di applicazioni che vanno dalla sicurezza, ai pagamenti digitali fino agli annunci pubblicitari personalizzati. Negli ultimi mesi, è proprio il marketing il terreno sul quale questa tecnologia, abbinata all’intelligenza artificiale, sta mostrando svariate opportunità. Gli esperti di marketing possono utilizzare il riconoscimento facciale per determinare l’età, il genere e l’etnia in tempo reale per rivolgersi a un pubblico specifico. Una rivoluzione copernicana che, applicata all’interno dei punti vendita e delle catene retail, sta dando vita a nuove forme di comunicazione e interazione intelligente. Ricordate la pubblicità personalizzata in Minority report di Spielberg dove il cartellone si anima al passaggio di ogni persona e la chiama per nome?

Per svolgere questo tipo di attività non sempre è necessario che le fotocamere identifichino i singoli individui per nome e cognome: il loro scopo è determinarne soprattutto l’umore e la reazione emotiva, ovvero le emozioni, di fronte alla promozione presentata sullo schermo. Grazie al riconoscimento facciale è possibile misurare le emozioni per comprendere meglio il comportamento di acquisto e di consumo, orientando di conseguenza in maniera più efficace il comportamento delle aziende nei punti vendita. Le espressioni facciali costituiscono una reazione spontanea della mente emotiva e pertanto non possono mentire mentre il comportamento verbale è sempre frutto di una mediazione cognitiva. Le micro-espressioni possono essere facilmente rilevate dal software che potrà dunque aiutare a determinare meglio quale tipo di pubblico è adatto ad un prodotto e come questo viene accolto dalle persone. In base a questi dati, ogni schermo potrà mostrare all’utente che lo guarda esattamente il tipo di promozione che gli è più gradita e che quindi ha più possibilità di convertirsi in un acquisto. Ma non solo. Le applicazioni del riconoscimento facciale possono estendersi anche alle ricerche di mercato. Per capire come, basta pensare ad uno dei tanti sondaggi al quale ci viene spesso chiesto di partecipare. Sia esso online o live. Attraverso un software per il rilevamento facciale si può scoprire se l’intervistato sta dicendo la verità o se realmente dimostra interesse al prodotto e a quello che gli è stato chiesto.

“L’automazione nei punti vendita offre ai rivenditori un’enorme opportunità per riguadagnare parte del terreno che hanno perso rispetto ai concorrenti nativi digitali e proteggere l’attuale quota di mercato grazie a una migliore efficienza, un maggiore coinvolgimento e un focus sulla sostenibilità” chiarisce Gerardo Ciccone, director di Capgemini Business Unit Italy.

L’entusiasmo delle aziende verso questa nuova frontiera del marketing non sempre è condivisa dai consumatori. Secondo una ricerca di Capgemini “Smart Stores – Rebooting the retail store through in-store automation” il 59% dei clienti ha dichiarato che non farebbe acquisti presso uno store che utilizza il riconoscimento facciale per identificarli (il 53% nel Regno Unito, il 55% in Italia, il 60% negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi e il 66% in Germania). In ogni caso, secondo il report, la maggior parte dei consumatori ritiene che l’automazione nei punti vendita (che comprende anche casse automatiche, ecc ) può aiutare a risolvere i problemi che si incontrano al loro interno, tra cui lunghe code alle casse (66%), la difficoltà nel localizzare i prodotti (60%) o la mancanza di disponibilità degli stessi (56%).

Insomma, da Capgemini fanno sapere che il futuro è tra noi ma serve ancora un po’ di tempo per coglierne tutti gli aspetti positivi.

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