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La bicicletta fa bene al mercato e muove l’economia

I segni incoraggianti sul valore economico delle due ruote, l’andamento positivo del mercato del ciclismo in Italia e le sue potenzialità di ulteriore crescita.

Il ciclismo in Italia ha sempre fatto parte del nostro DNA collettivo, ma che impatto ha sull’economia del Paese? I conti li ha fatti Legambiente, in collaborazione con le associazioni VeloLove e GRAB+, in “A Bi Ci – 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e ciclabilità nelle città” presentato lo scorso anno.

E il risultato dell’analisi sul mercato della bicicletta è senza dubbio incoraggiante, con un fatturato di 6,2 miliardi di euro l’anno tra cui produzione e vendita di bici, ricambi e accessori (circa 1 miliardo), e ciclovacanze che generano affari per 2 miliardi.

L’Italia resta il principale produttore europeo di due ruote, grazie alle 3.043 imprese, tra realizzazione, vendita, assistenza, riparazione di cicli e accessori, censite da Confartigianato in aumento, tra 2013 e 2016, del 2,8%, e che danno lavoro a 7.815 addetti.

Dati molto significativi ma che diventano straordinari se si pensa che sono legati a un uso ancora molto limitato della bici come veicolo per la mobilità. Infatti, nonostante l’incremento delle ciclabili del 50% nel 2008-2015, la percentuale di italiani che utilizzano la bici per gli spostamenti resta da anni fissa al 3,6%, circa 743.000 individui. La cifra di 6,2 miliardi è, quindi, da considerarsi senz’altro sottostimata.

Pur potendo contare su uno zoccolo duro di oltre 2 milioni di praticanti sportivi abituali, il mercato del ciclismo potrebbe teoricamente interessare un bacino di utenti di circa 14 milioni. Tanti sono gli appassionati di questo sport, circa il 41% della popolazione tra 16 e 59 anni, una fascia demografica con un reddito mensile tra 1.500 e 2.500 euro, un tasso di occupazione maggiore (73%) e un più elevato livello di istruzione (36% laureati).

Basti pensare alle potenzialità ancora inespresse del cicloturismo (la cifra stimata da Legambiente si basa su informazioni non recentissime) come riporta uno studio di The European House Ambrosetti che indica un valore potenziale di circa 3,2 miliardi di euro.

Ma la fascia di utenti che può dare una svolta al trend di crescita del mercato riguarda il “cittadino comune”, che usa ancora sporadicamente la bicicletta per gli spostamenti. Al di là di pochi casi virtuosi, le piste ciclabili in Italia sono realizzate male, frammentate in tratti isolati e insicure, frenando l’uso quotidiano delle due ruote. Nelle città “bike friendly” con strutture sicure ed efficienti, integrate nel sistema di trasporto pubblico, si rileva una crescita degli utenti che hanno abbandonato l’auto privata in favore della bicicletta. Le amministrazioni locali dovrebbero promuovere iniziative in tal senso più razionali e organizzate in sistemi organici, per favorire l’aumento di cittadini-ciclisti sia nella quotidianità urbana sia nel cicloturismo.

Tutti i fattori spingono verso un’ulteriore crescita economica del settore: il potenziale bacino d’utenza è di milioni di individui, le strutture di vendita e assistenza aumentano, l’andamento del mercato delle biciclette è in continuo miglioramento. Investimenti mirati ed efficienti porterebbero a un’ulteriore salto in avanti dell’economia a due ruote, con ricadute a tutti i livelli, dal grande produttore al rivenditore locale, oltre che sulla salute individuale e sulla vivibilità delle città.